Il Territorio trentino nella coltivazione delle vigne.

Cari amici Winelovers,

si passa tanto tempo a parlare del vino, di com’è fatto, di cosa profuma, che sensazioni dà al palato, con quale piatto si abbina… ora però ci piacerebbe approfondire quello che sta a monte, che è forse il fattore più importante per arrivare a parlare poi del corollario di caratteristiche e sensazioni che emergono al calice.

Stiamo parlando del Territorio, l’insieme di interazioni tra clima e suolo che determina, di conseguenza, le relazioni tra pianta e ambiente. Le caratteristiche ambientali, infatti, hanno una notevole influenza sullo sviluppo vegetativo, con tutto quello che ne deriva. Negli ultimi anni, caratterizzati da un mercato sempre più globale, il fatto di legare il vino alle sue origini geografiche e territoriali si è evoluto in sinonimo di qualità. Da qui una sempre maggior importanza riveste la zonazione, uno studio del Territorio dal punto di vista pedoclimatico, che permette di individuare quali vitigni sono più adatti alle diverse zone di coltivazione. Per ogni tipo di ceppo infatti serve la posizione adeguata, determinata dal tipo di terreno, luce, orientamento.

Il Trentino è un Territorio di grande produzione vitivinicola, con una superficie vitata che  conta attualmente più di 10.000 ettari. Il suo paesaggio viticolo, collocato al 46° parallelo, è contraddistinto da una grande diversità, data dalla morfologia dell’ambiente, dall’altitudine e dall’inclinazione dei versanti, dalle forme di allevamento e da molti altri aspetti.

Oggi ci concentreremo sul suolo, elemento di estrema importanza in agronomia.


IL SUOLO

Il suolo è formato da uno sottile strato coltivabile, influenzabile dalle colture dell’uomo, e da una parte sottostante, le cui caratteristiche sono date dalla conformazione geologica originaria.

La fertilità del terreno dipende da numerosi fattori, tra i quali le proprietà del suolo su cui l’uomo può in parte interventire. Queste sono le proprietà fisiche, chimiche e biologiche, e vanno considerate con senso critico ai fini delle scelte agronomiche.

Ad esempio, una delle proprietà fisiche del suolo è la tessitura. Questa è caratterizzata da componenti di varie dimesioni che si distinguono in scheletro, sabbia, limo e argilla. Lo scheletro è la parte del terreno costituita da parti più grandi (maggiori di 2 mm), che si differenzia dalla terra fine (sabbia, limo e argilla), con dimensioni molto minori. E’ importante lo studio della tessitura di un terreno poiché da essa dipende la gestione idrica del fondo.

carta litologica del trentino

La storia geologica delle rocce che formano il Trentino è molto lunga e complessa. Come apprendiamo dalla carta litologica del Trentino, nel nostro Territorio ritroviamo principalmente tre tipologie di suoli:

Alluvionali, principalmente lungo l’asse dell’Adige.

Calcarei (dolomie), che sono suoli alcalini.

Silicei, caratterizzati da elevata acidità.

Per quanto riguarda la Vallagarina distinguiamo due grandi strati:

  1. Il primo, formato dalle rocce che costituiscono il rilievo montuoso.
  2. Il secondo, costituito dalla copertura superficiale (più o meno spessa e discontinua).

Le rocce più profonde si sono formate tra 220 e 35 milioni di anni fa, quando nella zona geografica che ora corrisponde alla nostra regione c’era ancora il mare. La parte più superficiale invece è caratterizzata da depositi di varia origine, accumulatisi più recentemente, quando le rocce del primo strato si erano più o meno formate. Le coperture superficiali sono nettamente più recenti, e dovuti ai vari processi di erosione, glaciali, fluviali e meteorici.

Senza addentrarci troppo nei particolari, ad oggi la Vallagrina presenta una grande variabilità di terreni. Nel fondovalle vicino all’Adige i sedimenti alluvionali hanno portato ad avere un suolo ricco di sabbia fine, con scheletro quasi assente. In alcune zone a ridosso dei versanti invece lo scheletro è molto abbondante. Sulle basse e alte colline della Vallagarina invece ritroviamo sedimenti marnici.

A seconda dei terreni come abbiamo detto cambia il tipo più adatto di uve da coltivare.

Attenendoci alla Vallagarina, il fondovalle ad esempio è vocato per la colivazione di Pinot Grigio, Pinot Bianco, Merlot e Schiava, mentre sui primi pendii di collina trovano collocazione i famosi Marzemino dei Ziresi e di Isera e il Moscato Giallo di Besenello.

Via via salendo troviamo invece le caratteristiche ideali per la coltivazione dello Chardonnay base spumante, per arrivare in alta quota al fruttato Müller di montagna.

Detto questo capiamo quanto acquisica importanza e interesse sapere da dove provengono le uve che costistuiscono un vino o uno spumante, e come questo ne influenzi le proprietà organolettiche.

 

 

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